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#Underworld: Blood Wars. Una saga in via d'estinzione

UNDERWORLD: BLOOD WARS

 
regia: Anna Foerster
fotografia: Karl Walter Lindenlaub
sceneggiatura: Cory Goodman 
montaggio: Peter Amundson
musiche: Michael Wandmacher
cast: Kate Beckinsale, Tobias Menzies, Theo James, Charles Dance, James Faulkner, Lara Pulver, Peter Andersson, Clementine Nicholson, Bradley James, Daisy Head, Oliver Stark
 
anno: 2017
nazione: Stati Uniti
produzione: Lakeshore Entertainment, Screen Gems, Sketch Films 
distribuzione: Warner Bros
genere: fantasy
data uscita in Italia: 6 aprile 2017
durata: 91 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Il quinto capitolo della saga di Underworld, Blood Wars, più che un passo in avanti nella storia è una sosta noiosa. Dal 6 aprile nelle sale italiane.

Selene è vittima di attacchi sia del brutale clan dei licantropi che del gruppo di vampiri che l'hanno tradita in passato. Aiutata dal vampiro David e il padre Thomas dovrà porre fine all'eterno conflitto tra i due gruppi.

 


 

Di vampiri e licantropi se ne è parlato tanto nella storia del cinema. Ho sempre ritenuto la saga di Underworld uno degli ultimi baluardi di un genere gotico fantasy che perisce sotto i colpi della sterile e spendacciona magnificenza hollywoodiana. Ahimè, è forse giunto il momento di riportare Selene e l'oscura combriccola in un santuario di purificazione, perché così proseguendo le cose andranno sempre peggio.

Il quinto episodio della saga vede ancora una volta l'affascinante e abilissima Selene contro tutti, sia vampiri che licantropi. Tutti le danno la caccia. Chi per ottenere i suoi poteri e chi per scoprire dove si sia rifugiata sua figlia, prodigio genetico, sintesi tra le due razze dai poteri strabilianti.

 

Underworld Blood Wars prende vita per un unico motivo: nessuno crede nella buona fede di Selene, nessuno le da retta quando dice di non conoscere il luogo in cui sua figlia si nasconde. Intanto c'è una nuova “collega” che vive un profondo senso d'inferiorità nei confronti di Selene. Bere il suo sangue sarà il tarlo che non riuscirà a scacciare via. Da qui nascono scontri, aggressioni licantrope su vecchi villaggi abbandonati in cima alle montagne. Un film di mezzo che pare più uno spin-off per colmare attese che un proseguimento vero e proprio. Certo, c'è la scomparsa di uno degli ultimi anziani del casato, c'è la scoperta di Selene di una nuova dimensione spirituale, ma a parte questo non c'è nulla se non un ammiccata a ciò che sarà, un indicare qualcosa di futuro che a fine film ci delude immensamente. Scoperta l'arte dell'allungare il brodo, produttori e regista impalcano una serie di scontri esplosivi che tentano di far dimenticare al pubblico la trama fuffa del film, e intanto si fa cassa.

 

Underworld viene colpito dal progresso rovinoso, una nuvola di fuliggine fine a se stessa. Anche quei vampiri tanto conservatori quanto nobili che nel ventunesimo secolo ancora vivevano in comunità aristocratiche si sono smarriti in una modernità nevrotica che ha esaurito ogni spirito cavalleresco. La saga sta perdendo visibilmente la propria nobiltà, e con essa la propria ragione d'essere, trasformandosi in un polpettone fatto di proiettili e inseguimenti. I rozzi lycan sono diventati abili ingegneri della morte, inventori di armi distruttive di cui in passato non avrebbero neanche capito il funzionamento (come si dice, “ma avevano anche dei difetti”). La grandezza di creature leggendarie che con grazia sopraffina si levavano al calar del sole è andata pian piano smarrendosi già da un paio di film, lasciandoci solo la nostalgia dei tempi in cui lycan e vampiri si scontravano in campi di battaglia autentici. Sarà questa un'alba peggiore delle altre per gli appassionati del mondo di Underworld.

Avete gia' visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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