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#Un posto chiamato Novamerica

Sul finire del 2019 abbiamo fatto una chiacchierata con Novamerica, dopo l'uscita del suo ultimo singolo Jurij Gagarin. Questo è quello che ci siamo detti.

Sul finire del 2019 abbiamo fatto una chiacchierata con Novamerica, dopo l'uscita del suo ultimo singolo Jurij Gagarin. Questo è quello che ci siamo detti.

Ciao Carlo, ciao Novamerica. Parto subito con il farti dei complimenti per tuo ultimo singolo Jurij Gagarin. Mi è piaciuta molto l’immagine del poter volare alzando un piede. Cosa c’è dietro la scelta un simbolo come l’astronauta russo e a chi dedicheresti la canzone?

Jurij Gagarin simboleggia la voglia di uscire dai canoni fissi della quotidianità. Penso che ognuno di noi sogni di cambiare la propria vita e desideri spezzare la propria routine. Spesso sembra impossibile. Forse ci manca semplicemente il coraggio di rinunciare a quelle due tre “sicurezze” che ci siamo illusi di aver costruito. Di sicuro purtroppo nella vita ci sono solo la morte e le tasse diceva il saggio.
Il brano parla anche dell'importanza di avere una persona accanto che accolga questi tuoi desideri e li supporti.






Nel mondo della musica sei conosciuto come Novamerica. C’è una storia dietro questo nome?

Il nome viene da una canzone non molto famosa di un artista italiano molto famoso, non dico chi. Non dico nemmeno il titolo esatto della canzone. Così potete scoprirlo da soli, ascoltate tutto l'album se
potete. Comunque Novamerica è un luogo ideale, in cui non esiste il consumismo e si torna alle origini primitive dell'uomo.

Un altro tuo singolo uscito quest’anno è “una canzone per l’estate”, che considerando la data d’uscita rappresenta quasi un antitormentone. Riprendendo il titolo della canzone, è meglio fare un bel pezzo o un tormentone?

Penso che un tormentone possa ripagare nel breve periodo, mentre un bel pezzo ripaga nel lungo periodo. Per costruirsi una credibilità artistica c'è bisogno di tanti bei pezzi, poi se uno di questi diventa un tormentone ben venga. Però non mi vengono in mente tormentoni che sono anche bei pezzi...mmm...forse Hey Ya! degli Outkast.

Facciamo un ulteriore passo indietro. È il 2015 ed esordisci con Novamerica. Un album elegante e raffinato, in cui il pianoforte abbraccia il mondo dell’elettronica. Com’è andato quel progetto e cosa ha significato per te?

E' stato l'inizio del mio viaggio come cantautore, prima di quel disco avevo scritto delle canzoni ma erano rimaste nella mia cameretta. E' stato molto emozionante scrivere, produrre e suonare il disco live. Ma solo adesso, scrivendo in lingua italiana, sento di fare qualcosa di maturo, che può avere un senso artistico.

Visto l’enorme successo che ha avuto e sta avendo l’Indie in Italia, l’inglese è ancora la lingua più adatta per sfondare?

Al momento se sei Italiano è molto difficile sfondare con l'inglese, ma lo è sempre stato in realtà. Ci sono stati alcuni periodi in cui gli italiani riuscivano a sfondare anche in terra straniera, vedi il periodo dell'italo disco. Era una musica comunque di qualità molto alta e non era un caso che gli italiani avessero così successo. A parte queste eccezioni penso che a noi italiani convenga scrivere in italiano. Sembra ci sia stata una rinascita del cantautorato nostrano negli ultimi anni, trovo che sia una cosa molto bella anche se gli artisti degni di nota si contano sulle dita di una mano.

A livello musicale, che cambiamenti ci sono stati in te in questi ultimi anni? I tuoi gusti e le tue influenze sono ancora le stesse?

Forse ora mi concentro molto di più sul testo, anni fa ponevo attenzione principalmente alla musica. Un artista si è aggiunto negli ultimi anni in modo dominante tra i miei ascolti: Vasco. Lui mi ha fatto capire tante cose.

Il 2019 ti ha visto tornare nelle orecchie di tutti con un nuovo corso e una nuova musica. È una parentesi di sperimentazione o l’inizio di un nuovo progetto? In futuro pensi di tornare a scrivere pezzi in inglese?

Non è una parentesi, al momento credo sia impossibile per me ritornare all'inglese. Non riuscirei ad esprimermi in altre lingue al di fuori dell'italiano. Sono molto contento di scrivere nella mia lingua e mi
piace molto, amo la musica italiana sopra ogni cosa.

Salutiamoci con la più classica delle domande finali: ci sono già progetti per il futuro? Un disco o magari un tour?

Certo, nella primavera 2020 uscirà il mio album prodotto da Rokovoko Records e inizierò a suonare in giro, spero abbiate la possibilità di venirmi a vedere nella vostra città.

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Alessandro Spiriti

Studia Ingegneria Meccanica a Roma, città in cui vive e che ama.
Nato mentre nei cinema proiettavano "I Soliti Sospetti" di Bryan Singer e nell'aria riecheggiava (What's The Story) Morning Glory? degli Oasis. 
Il cibo, lo sport e le sfide completano il quadro delle sue passioni.

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