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#Una vita davanti a sé e nessuna dietro

LA VITA DAVANTI A SÈ

autore: Roman Gary
editore: Neri Pozza
genere: Narrativa
anno: 1975
lunghezza di stampa: 2014 pagine
ISBN: 978-88-545-0034-1

“Ha teso la mano e mi ha preso la chiave.

«Madame Rosa, cos’è questo posto? Perché delle volte ci venite nel cuore della notte? Cos’è?»

Si è sistemata un po’ gli occhiali e ha sorriso.

«È la mia seconda residenza, Momò. Su, vieni».

Ha spento la candela e poi mi ha preso per la mano e siamo risaliti. Dopo si è seduta nella sua poltrona con una mano sul cuore, perché non poteva più fare i sei piani senza sentirsi morire.

«Giurami di non parlarne mai a nessuno, Momò».

«Ve lo giuro, Madame Rosa».

«Cheyrem?»

Da loro significa giurato.

«Cheyrem?».

Allora ha sussurrato guardando sopra di me, come se vedesse lontano davanti e indietro:

«È il mio cantuccio ebreo, Momò».

«Ah be’, allora, quand’è così…»

«Capisci?»

«No, ma fa lo stesso, ci sono abituato».

«Mi ci vado a nascondere quando ho paura».

«Paura di cosa, Madame Rosa?»

«Non c’è bisogno di motivi per aver paura, Momò». Questa non me la sono mai dimenticata, perché è la cosa più vera che ho mai sentito dire.

Nella banlieu di Belleville a Parigi, vive una vecchia prostituta ebrea sopravvissuta ad Auschwitz, in un appartamento posto al sesto piano senza ascensore, dove ci sono troppi gradini per la grande mole di Madame Rosa, e insieme a lei tanti bambini che passano, vivono, ci restano e poi vanno, tranne uno: Momò, un bambino mussulmano figlio di nessuno, a cui Madame Rosa vuole bene veramente, lo accudisce con amore materno e lo protegge da quello che è meglio non sapere.

Un condominio dove nessuno fa domande e si preoccupa delle leggi, ma dove la generosità e la solidarietà, che viene spontanea tra chi non ha niente o troppo da nascondere, è veramente avvincente.

Come i fratelli Waloumba o l’allegra Madame Lola (che come dice Momò è stata baciata dal sole africano) e tutti gli altri che in un modo o nell’altro aiuteranno Momò e la sua affidataria.

La storia è raccontata da Momò, attraverso la voce della sua innocenza. Impareremo da lui che a volte è meglio non sapere la verità, è meglio fingersi un altro che se stesso e poi è meglio avere 10 anni e non 14 così si può rimanere bambini ancora per molto. Una storia di lacrime e sopravvivenza, amore e dolore e la fine e l’inizio di una vita. Perché, come dice Momò “gli incubi sono sogni quando invecchiano”.

Momò rimarrà impresso nelle menti dei lettori come in lui rimarrà impresso il ricordo di Madame Rosa, mentre, tenendola per mano, fissa con tenerezza quel che ne resta, ormai grassa sfatta e quasi pelata, riuscendo a vedere oltre quella coltre la bella ragazza dai capelli rossi della foto appesa al muro.

Un libro che una volta terminato, difficilmente si riuscirà a dimenticare.

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