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#Il prezzo della solitudine e l’illusione della parità

Lei sapeva quanto costava, qual era il prezzo esatto dell’indipendenza.

Solo quello.

La solitudine.

Ecco cosa aveva dovuto pagare per sentirsi veramente indipendente.

Il prezzo della solitudine

Lei sapeva quanto costava, qual era il prezzo esatto dell’indipendenza.

Solo quello.

La solitudine.

Ecco cosa aveva dovuto pagare per sentirsi veramente indipendente.

Non era stato, solo necessario privarsi della presenza di un uomo in casa, ma tagliare i ponti con tutti. Perché in una famiglia che si rispetti una donna non mette al mondo un figlio e lo cresce da sola perché il fidanzato è diventato una presenza troppo ingombrante.

E non solo i parenti, non solo gli amici anche i colleghi di lavoro.

La società è bigotta si sa, dice una cosa ma ne pensa e ne fa un’altra.

Le tradizioni sono così ben radicate che sono diventati pregiudizi.

Lei lo sa.

Lei che già a otto anni, quando tutte le sue compagne di scuola sognavano l’abito bianco, un matrimonio da favola, una casa con tre bagni e le tendine all’uncinetto alla finestra della cucina, no lei no. Lei già a otto anni aveva deciso che avrebbe fatto l’astronauta. E anche quando le avevano detto che non c’era posto per le donne, lei sapeva che sarebbe rimasta libera da vincoli e catene.

L’illusione della parità

Rifletteva durante il suo rientro in metro.

Rifletteva mentre la metro tardava a chiudere le porte.

Quei 3 minuti di sosta le sarebbero costati un’altra corsa un altro affanno. Si perché cos’era cambiato tra lei e la sua trisnonna? Nulla se non in peggio.

L’illusione dell’indipendenza. Ecco cosa c’era di diverso.

Non lavava i panni al fiume, non ramazzava l’aia, non dava da mangiare ai conigli, non cresceva 10 figli.

Correva, correva tutti i giorni per tutto il giorno; eppure si sentiva dire “come non lo sai fare”? Che fosse la pizza fatta in casa, cucinare lo spezzatino, attaccare un bottone. E se anche l’avesse saputo fare quando l’avrebbe dovuto fare?


 

Ecco come avrebbe voluto controbattere: «a che ora lo dovrei fare? A mezzanotte quando voi maschietti siete già andati a letto o mentre voi guardate la partita comodamente seduti sul divano»?

Rifletteva sulla fregatura della parità, rifletteva e si chiedeva “Dov’è la parità”?

La donna lavora uguale o più delle proprie trisnonne. Certo ha le “macchine” che l’aiutano nelle incombenze domestiche ma questo non le evita di dover uscire da casa al mattino presto, magari prima occuparsi di organizzare la giornata dei propri figli, le bollette e le varie incombenze da pagare.

E deve stare zitta.

Zitta al lavoro anche quando il capo le mette le mani sulle tette perché se protesta la licenzia e il mutuo poi come fa a pagarlo?

Certo a differenza della sua trisnonna può rispondere al marito quando la fa incazzare o quando è troppo troppo nauseata di ripetergli di sparecchiare il tavolo che lei deve lavare i piatti o caricare la lavastoviglie.

Ma non troppo.

Perché se le risponde per le rime, quella volta che è più nervoso del solito, intorno al collo, le stringe le mani un po’ più forte e non ci sarà più bisogno di mettere il dolcevita o passare due volte il correttore e 3 il fondotinta.

Non servirà più, perché avrà smesso di respirare.

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