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#Ernest or Earnest un brillante spettacolo di satira

L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO

tratto da L'Importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde
 
musiche: 
regia: Ferdinando Bruni, Francesco Frongia
adattamento: 
coreografo: 
scene: Ferdinando Bruni, Francesco Frongia
costumi: Ferdinando Bruni, Francesco Frongia
con Ida Marinelli (Lady Bracknell), Giuseppe Lanino (John Worthing), Riccardo Buffonini (Algernon Moncrieff); Elena Russo (Gwendolen), Camilla Violante Scheller (Cecily), Luca Toracca (Reverendo Chasuble), Cinzia Spanò (Miss Prism), Nicola Stravalaci (il Maggiordomo e il cameriere)
direzione musicale: 
luci: Nando Frigerio
suono: Giuseppe Marzoli
Giudizio complessivo:
Impegno:

Allegro, Audace, Spumeggiante e piacevolmente Sorprendente! Al Teatro Elfo Puccini di Milano dal 17 novembre al 10 dicembre.

Dalle luci alla scenografia, dalle musiche ai testi, alle battute, e non per ultimi i costumi.

Uno spettacolo di satira leggera come un tramezzino al cetriolo.

135 minuti che sono sembrati 135 secondi. Si perché, l’interpretazione è stata così riuscita che il pubblico catturato dalle battute, ha avuto il tempo solo di ridere e non certo di contare i minuti che letteralmente volavano via.

Lo spettacolo è iniziato con l’entrata in scena di Algernon, e speriamo che gli stilisti di tutto il mondo ne copino l’abito, che allegria sarebbe se dal prossimo anno venisse proposta una collezione di abiti sullo stesso stile e gli stessi colori di quelli indossati da Algernon e John/Ernest. La collezione si potrebbe chiamare ColorPop!

E chi di noi non vorrebbe avere lo stesso maggiordomo di Cecily Cardew?

Manca un cantautore che metta insieme note e testi coniando una canzone dal titolo “Burbury”. Creando un nuovo tormentone invernale, sarebbe perfetto perché l’inverno solitamente non è che pullula di tormentoni, non credete che ne sia arrivato il momento?

E a primavera potremmo potare le siepi come il cespuglio di rose della scenografia in perfetto stile rock.

Che dire due muffin e una tazza di te l’avrei gustati anch’io però eran solo tre e mica potevan privilegiare solo me!

Vorrei rimanere ancora dentro, accucciata sulla poltrona, vedere il sipario riaprirsi e la commedia ricominciare. Mi toccherà ritornare un’altra sera.

Esco dal Teatro, cercando di capire che sapore potrebbero avere quei tramezzini al cetriolo che Algernon ha divorato nei primi tre minuti dello spettacolo e intanto consulto l’agenda cercando un’altra data per poter venire a rivedere lo spettacolo.

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