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#Una fredda Turandot, si presenta alla Scala

TURANDOT

libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni e musiche di Giacomo Puccini Completamento del terzo atto di Luciano Berio

 

Direttore: Riccardo Chailly

 

Regia: Nikolaus Lehnhoff

 

Scene: Raimund Bauer

 

Costumi: Andrea Schmidt-Futterer

 

Luci: Duane Schuler

 

Coreografia: Denni Sayers

 

Cast: Nina Stemme (Turandot), Carlo Bosi (Altoum), Alexander Tsymbalyuk (Timur), Aleksandrs Antonenko e Stefano La Colla (Calaf), Maria Agresta (Liù), Angelo Veccia (Ping), Roberto Covatta (Pang), Blagoj Nacoski (Pong), Gianluca Breda e Ernesto Panariello (Mandarino), Azer Rza-Zade (Principe di Persia), Barbara Rita Lavarian (Prima Ancella), Kjersti Odegaard (Seconda Ancella)

 

Produzione dell'Opera Nazionale Olandese, Amsterdam

 

Presso Teatro alla Scala

 

 

 

L’Opera è ambientata in una Pechino di un tempo imprecisato, ove la crudele principessa Turandot, continua a mietere vittime fra i suoi spasimanti. Unica prova per conquistare la sua mano è rispondere correttamente a tre enigmi, pena la morte.

E’ la volta del principe Calaf che, ammaliato dalla bellezza infelice della principessa, con grande apprensione dei presenti, pretende di sottoporsi alla prova. Stupore e incredulità, anche della principessa, nel vedere Calaf sciogliere con successo tutte e tre le questioni e riuscendo a svelare a Turandot la potente energia dell’amore vero.

Ambientazione fiabesca, preservando l’origine letteraria di questa Opera, ma minimalista, quella creata da Raimund Bauer su direttiva del regista, Nikolaus Lehnhoff. Irrealtà sottolineata in particolare nei costumi creati da Andrea Schmidt-Futterer per la principessa Turandot.

Com’è noto, Puccini non riuscì a terminare l’opera, quindi ve ne sono varie versioni. In questo caso, è stata la volta del finale di Luciano Berio del 2001, sul quale permane la “classica” critica relativa ai finali di quest’Opera, ovvero un finale che si svolge troppo veloce rispetto al ritmo del resto dell’Opera.

Direzione eccelsa dell’orchestra da parte di Riccardo Chailly. Purtroppo ciò che ha stonato sono i protagonisti, non all’altezza delle parti loro assegnate, troppo bassi, a tratti incomprensibili. Si provano quindi sentimenti contrastati al temine, davvero un peccato.

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