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#Matthäuspassion ovvero riflessione teologica declinata in musica 

Johann Sebastian Bach -  Passione secondo Matteo (Passio D.N.J.C. secundum Matthaeum) per soli, due cori, coro “in ripieno” e due orchestre BWV 244 (1727) presso Auditorium di Largo Malher

 

Soprano: Céline Scheen

Alto: Filippo Mineccia

Tenore (Evangelista): Clemens Löschmann

Tenore (arie): Tim Lawrence

Basso (Jesus): Klaus Häger

Basso (arie): Marco Granata

Basso: Daniele Caputo

Soprano (Ancilla I): Yesenia Badilla

Soprano (Ancilla II): Valentina Zampieri

Viola da gamba: Cristiano Contadin

Coro di voci bianche de laVERDI

Maestro del coro di voci bianche: Maria Teresa Tramontin

Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi

Maestro del coro: Erina Gambarini

Ensemble: Ensemble laBAROCCA

 

Direttore: Ruben Jais

 

 

 

Ieri, 31/03 con la prima presso l’Auditorium di largo Mahler si è rinnovata la tradizione con la quale laVerdi offre, nella Settimana Santa, l’esecuzione alternata delle due Passioni bachiane pervenuteci. Quest’anno è il turno della Matthäuspassion e per la prima volta è laBAROCCA, l’ensemble specializzato nella musica antica e barocca diretto da Ruben Jais, ad offrirci l’esecuzione di questa innovativa e impegnativa partitura. La “Passione secondo Matteo” verrà riproposta questa sera in Duomo e venerdì 3 aprile di nuovo presso l’Auditorium.

 

La Passione, pur non assimilabile all’esuberante drammatizzazione delle forme oratoriali, ha radici riconducibili al medioevo, dove forte era l’esigenza di fare appello alla partecipazione della massa dei fedeli così come lo è stata nell’evoluzione del Protestantesimo. La dimensione popolare si esprime nello spazio che Bach riserva al corale, alla voce della comunità orante, effettivamente chiamata ad intonare la melodia liturgica in un’azione musicale innervata nel culto. Mirabile esempio è lo svolgimento a cui è sottoposto il corale “O Haupt voll Blut und Wunden». Non solo è un filo rosso che corre parallelo al racconto evangelico ma giunge a recare nella forma dei suoi cinque ricorsi i segni della commozione. Non una volta riappare tale e quale: la mano dell’armonizzatore lo trasforma gradualmente fino alla versione dolente (n. 62), la quale medita sulla morte di Gesù con espressione trascolorata in armonie smarrite, in concatenazione priva di orientamento e deviata in sorprendente cadenza modale.

L’esecuzione a cui abbiamo assistito ci ha entusiasmato per la sapiente conduzione con la quale Jais ha saputo dare un’organicità sorprendente a quest’opera di grande varietà formale. La conduzione è stata sempre sicura, nel rispetto di un rigore che nulla concede ai pretesti spettacolari e in linea con le recenti prassi esecutive filologiche.

Ottima la prova dei cori, le notevoli capacità espressive e coloristiche hanno dato una forza particolare alla “drammatizzazione” dell’opera.

Tutti i solisti hanno contribuito al successo del concerto: per noi una menzione particolare va a tre di essi.

In primo luogo il tenore Löschmann ha condotto con perizia e varietà espressiva il ruolo di Evangelista nei numerosi recitativi che imperniano l’opera bachiana. Poi l’eccezionale contro-tenore Mineccia, dalla voce possente, espressiva e drammatica, ha sostenuto in modo eccezionale il ruolo principale affidato ai solisti già a partire dall’aria “Bub und Reu” (n. 5). Da ultimo il giovane basso Granata ha emozionato il pubblico con un’esecuzione impeccabile delle arie a lui affidate.

Il pubblico ha lungamente applaudito l’impegno di tutti i musicisti attribuendo loro un lungo e entusiastico applauso finale a coronamento delle tre lunghe ore di ottima performance musicale.

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